donne della liberazione

Dizionario delle donne marchigiane della Resistenza (in corso).

 

Le partigiane nella provincia di Pesaro

a cura di Ilaria Biagioli

Iva Antinori, nata a Fano il 5.6.1923, morta a Fano il 13.12.2011, sorella di Leda. Staffetta, faceva parte del GAP e SAP e dei G.D.D.

Desdemona Bartolini, nata a Fano il 20.11.1913, emigrata a L’Aquila il 17.11.1946, morta il 4.12.2002, sorella di Goliarda e di Libera. Faceva parte dei G.D.D.

Goliarda Bartolini, nata a Fano il 20.8.1905, emigrata a L’Aquila il 17.11.1946, morta il 17.9.2005. sorella di Desdemona e di Libera. Faceva parte dei G.D.D.

Libera Bartolini nata a Fano il 9.5.1908, emigrata a L’Aquila il 17.11.1946, morta il 20.5.2005, sorella di Goliarda e di Desdemona. Faceva parte dei G.D.D.

Adele Bei, nata il 4 maggio 1904 a Cantiano, terza di undici figli, da Davide, di professione boscaiolo, e da Angela Broccoli, casalinga. Cresciuta in un ambiente sensibile alle discussioni politiche e alle idee socialiste, l’incontro con Domenico Ciufoli, dirigente prima del Partito socialista e poi fra i fondatori del Partito comunista, che diventò suo marito nel 1922 e padre dei suoi due figli (Angela, nata nel 1924, e Ferrero, nato nel 1926), le fece scegliere la militanza. Nel 1923, a causa delle persecuzioni fasciste, ha lasciato l’Italia e ha iniziato, con suo marito, un lungo periodo di esilio prima in Belgio, poi in Lussemburgo e in Francia. Fra il 1925 e il 1926, quando è entrata a far parte dell’organizzazione clandestina del partito comunista, viene incaricata di recarsi a Parigi per entrare in contatto con i fuoriusciti italiani. Viaggiando in clandestinità fra Bergamo, Milano, Verona per missioni di partito, nel 1933, durante una missione viene arrestata a Roma e trasferita nel carcere delle Mantellate, e l’anno successivo, dopo otto mesi di carcere preventivo, viene condannata dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a diciotto anni di reclusione in quanto giudicata «socialmente pericolosissima». Scontati otto anni di carcere fra Roma e Perugia, viene inviata al confino a Ventotene, dove resta due anni insieme a Di Vittorio, Terracini, Scoccimarro, Secchia. Liberata il 25 luglio 1943, dopo l’8 settembre è entrata in contatto con le bande partigiane laziali, e ha partecipato attivamente alla lotta di liberazione nella zona del ternano coordinando l’attività di staffette delle donne. Alla fine del conflitto ha potuto rivedere i figli riparati in Unione Sovietica, e separata dal marito ha iniziato la carriera politica. Fondatrice e dirigente dell’Unione donne italiane, è stata l’unica donna nominata alla Consulta nazionale su designazione della Cgil, e il 2 giugno 1946 è stata eletta, insieme ad altre venti colleghe, all’Assemblea Costituente, dove ha lottato perché la carta costituzionale affermasse l’uguaglianza formale e sostanziale dei diritti delle donne. Nominata senatrice nel 1948, nel decennio successivo è stata dirigente e segretaria del sindacato delle lavoratrici del tabacco, che ha guidato con competenza. Nelle elezioni del 1953 e del 1958 è stata eletta alla Camera nelle liste del Partito comunista, concentrando l’attività parlamentare sui problemi sociali ed economici della sua regione e della sua provincia d’origine, Pesaro, occupandosi principalmente di politiche del lavoro, della previdenza e delle condizioni degli operai in fabbrica. Dal 1963, terminato il suo impegno parlamentare, non ha smesso di dedicarsi alle lotte in favore delle lavoratrici e dei loro diritti. Nel 1972 è diventata consigliera nazionale dell’Associazione perseguitati politici antifascisti. Alla sua morte, avvenuta a Roma il 15 ottobre 1976, Luigi Longo ed Enrico Berlinguer la ricordarono come una delle donne più intrepide del suo tempo, un’apprezzata dirigente sindacale sempre impegnata a difesa delle lavoratrici italiane. Abile organizzatrice, ma insofferente alla disciplina di partito e sindacato, se convinta dell’opportunità di un progetto non si risparmiava pur di vederlo realizzato.

Floriana Bergami, nata a Fano il 19 giugno 1925, morta a Pesaro il 22 luglio 2007. L’impegno politico iniziò negli anni della lotta di liberazione. A Pesaro organizzò l’attività dei Gruppi di difesa della donna e subito dopo la guerra partecipò alla strutturazione della sezione pesarese dell’Unione donne italiane insieme a Lea e Sparta Trivella, Gianna Mengucci, Angelina Barilari, Gina Cerri, Rosina Frulla, Angiola Picciòla Cecchi, Adele Angelini, Rosa Filippini, Rosa Pierangeli e altre donne di generazioni ed età differenti. Avvocata, insieme al marito, Angelo Arcangeli, dirigente Pci e Cgil, difese Lea Trivella nei processi intentati ai comunisti nel dopoguerra.

Elvira Corfiati, nata a Campo Marino (CB) l’8.3.1920, arrivata a Fano nel 1942, dal 1994 vive a S.Costanzo. Faceva parte del GAP e SAP.

Maria Del Moro, nata a San Costanzo di Fano l’8.9.1922, morta a Fano il 19.2.2013

Giuseppina Di Sante ved. Negusati, nata a Fano il 19.3.1924, emigrata in Canada. Faceva parte del GAP.

Maria Dubbini, nata a Orciano il 6.5.1899, morta a Fano il 26.3.1897. Faceva parte del GAP.

Anita Esposto Pigalarga, nata a Fano il 17.8.1909, morta il 9.8.1994. Filandaia, faceva parte del GAP.

Emilia Farsetti, nata il 05.04.1905. Faceva parte del GAP

Radia Fontanoni, nata a Urbino il 7 aprile 1923 da Lazzaro, operaio antifascista reduce della Prima guerra mondiale, e da Maria; sorella di Saide, Desiana e Antonio. Emigrata in Francia, nel 1934 la famiglia rientrò in Italia e andò a vivere a Pallino di Urbino dove gestì un’attività commerciale. L’impegno antifascista di Lazzaro è continuato fino alla partecipazione alla lotta di liberazione, dove fu comandante della formazione Gasparini confluita nella V Brigata Garibaldi. Catturato dai fascisti a Frontino nel corso di una missione, venne trovato in possesso dei buoni di requisizione della V Brigata Garibaldi e trasferito nella Casa del fascio di Meldola (Forlì), dove il 2 aprile 1944 venne torturato e pugnalato a morte. Staffetta della Brigata Garibaldi nella zona fra Schieti e Carpegna dal novembre 1943, dopo la morte di suo padre Radia è stata la portaordini del comando dei GAP di Pesaro. Alla liberazione di Urbino, il 28 agosto 1944, è entrata in corteo nella città con i partigiani. Per l’indipendenza e modernità, fumava e portava i pantaloni, ebbe problemi anche con i compagni resistenti. Il dopoguerra per lei si aprì coi sacrifici dovuti alle grandi ristrettezze economiche e alla pesante situazione familiare: il marito disoccupato e dedito al gioco, la madre e i fratelli in cattive condizioni di salute da mantenere. Nel 1950 si separò legalmente dal marito che aveva avanzato la richiesta di separazione. La sentenza ne attribuì la responsabilità a Radia, per «la vita dissoluta che conduce». Attivista nell’Udi, nel Partito comunista e nell’ANPI venne schedata e iscritta nel casellario politico centrale. Arrestata nel luglio 1950 con l’accusa di aver partecipato all’uccisione di due spie fasciste insieme ad altri partigiani, venne rilasciata per mancanza di prove. Nell’autunno 1954 si trasferì a Pesaro insieme al marito col quale tornò a vivere. Per pochi mesi. Il 17 aprile 1955, infatti, morì di malattia a Pesaro. La bara, avvolta nel tricolore, venne portata in corteo per le vie di Urbino accompagnata da centinaia di persone, alle quali la questura vietò di mostrare il fazzoletto rosso.

Lina Galligari, nata a Fano il 23.8.1914. Era staffetta della Brigata “Bruno Lugli” –distaccamento “Toscano”.

Norma Giacomini, nata a Fano il 24.8.1929, emigrata a Roma il 17.7.1953, sorella di Giuseppina, cugina di Aurelio Del Mastro. Faceva parte del GAP.

Giuseppina Giacomini, nata a Fano il 1-1-1928, emigrata a Roma il 20.11.1953, sorella di Norma, cugina di Aurelio Del Mastro. Faceva parte del GAP.

Anita Giacomini nata il 31-05-1901 morta a Fano il 17.12.1969. Faceva parte del GAP.

Margherita Giovannelli, nata a Fano il24-01-1900, morta a Fano il 19.11.1981. Faceva parte del GAP.

Liana Liberatore, nata il 06.04.1905. Faceva parte del GAP.

Aida Marini, nata a Fano il 2.8.1910, emigrata a Bengasi, tornata a Fano nel 1936, sorella di Antonietta e Iris.

Antonetta Marini, nata a Fano il 18.1.1919, morta il 21.2.2012, sorella di Aida e iris, sposata con Enzo Capalozza.

Iris Marini, nata nel 1909, morta nel 1949, sorella di Aida e Antonietta.

Bice Marinelli Mariani, nata a Fano il 6.6.1920. Era crocerossina della Brigata “Maiella”.

Elisa Minardi, nata a Ferretto di San Cesario di Fano il 14.01.1920. Faceva parte dei G.D.D.

Matilde Negusanti, nata a Fano il 9.2.1924, morta a Fano il 2.3.2010, sorella di Orlando, marito di Iva Antinori. Faceva parte del GAP.

Rosalussinburg Panichi, è nata a Cagli il 7 novembre 1921 da Samuele e Irene Catherine Barry, conosciuta come Rosa Luxemburg Panichi, sorella di Maddalena e Carlo. Suo padre, sebbene di famiglia relativamente benestante, emigrò negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove lavorò come minatore. Nel 1919 chiuse l’avventura americana e tornò in Italia, a Pianello, dove avviò un’attività erboristica. Antifascista, fu, nella lotta di liberazione uno dei capi della resistenza nella zona montana fra Cantiano e Gubbio. Insieme ai figli Rosa e Carlo, all’avvocato eugubino Gustavo Terradura e alle sue figlie, Valchiria e Lionella, promosse una banda partigiana autonoma, la banda Panichi. Ciò che contraddistinse la banda Panichi fu l’attività di comando e di partecipazione diretta alla lotta armata delle donne. Donne e uomini della banda parteciparono, tra il 17 e il 23 giugno 1944, all’assalto e all’incendio di camion tedeschi a Pian di Molino (Apecchio) e Massa (Cagli) e al sabotaggio del ponte della Lastra, fra Apecchio e Città di Castello. Le vicende di Rosa furono strettamente intrecciate a quelle paterne anche dopo la fine della guerra quando iniziarono a gestire il consorzio agrario di Cagli. Un velo di oblio venne lasciato cadere a lungo sulla famiglia Panichi per l’indipendenza del giudizio e delle azioni difficilmente imbrigliabili in un’organizzazione di partito. Nelle parole di Valchiria Terradura, «Panichi era uomo di assoluta onestà, sulla sua dirittura morale garantisco personalmente, senza dubbio alcuno. Ricordo perfettamente la vicenda essendo molto amica della Rosa. Furono colpiti nel clima pesante della rottura dell’unità nazionale (dopo il viaggio americano di De Gasperi) e della guerra fredda. I conti sul peso non tornavano soprattutto perché avevano ricevuto il grano appena trebbiato, spesso umido, che poi aveva perduto di peso rispetto a quanto era stato conteggiato al contadino».  E’ morta a Cagli il 1o maggio 2002.

Adele Pierangeli Bertini, nata a Fano il 26.3.1912, morta a Fano il 6.1.2005. Faceva parte del GAP e dei GDD.

Giannina Rovinelli, nata a Fano l’11.6.1914, morta a Fano il 29.4.1992. Faceva parte del GAP.

Lina Rovinelli, nata a Fano l’11.2.1919, morta a Fano il 13.2.1995. Faceva parte del GAP.

Bice Sanvitale, nata a Fano il 9.05.1921, emigrata in Africa il 14.07.1945. Faceva parte del GAP.

Celerina (Rina) Torcoletti, nata il 26.8.1911, morta l’8.5.1987, sorella di Aldo, sposata con Silvano Tonini Bossi.

Elsa Valentini Manna, nata a Fano il 20.9.1916, morta ad Acqualagna il 7.7.1998, moglie di Libero presidente ANPI Fano dal 1946 al 1948. Faceva parte del GAP.

Partigiane cadute della provincia di Pesaro

Angela Lazzarini

Nata a Pietrarubbia il 20 agosto 1918, figlia di Luigi e Teresa Canini, braccianti agricoli, fu fucilata ai piedi del campanile di Certalto il 28 giugno 1944. Aiutò a disertare dalla Legione “Tagliamento” un giovane milite sedicenne che le aveva chiesto aiuto, procurandogli abiti civili, nascondendo la sua divisa e aiutandolo a fuggire. Denunciata fu arrestata il 26 giugno 1944 e condannata a morte; subì sevizie e violenze sessuali prima di essere fucilata. È stata riconosciuta partigiana combattente dalla Commissione marchigiana per i riconoscimenti, ma ne Albo d’oro dell’ANPI della provincia di Pesaro figura tra le vittime civili.

Virginia Longhi

Nata il 9 giugno 1918 a Pennabilli, figlia di Pasquale, falegname, e di Assunta Mattei-Gentili. Conosciuta col nome di Gina il 27 luglio 1944 venne arrestata perché sospettata di essere fidanzata con il capitano Enzo Plazotta, attivo nella lotta partigiana. Condannata a morte fu fucilata la sera del 4 agosto. Nessuno dei suoi persecutori venne condannato nei processi che li videro imputati alla fine del conflitto mondiale. Una lapide la ricorda nella sua cittadina natale per essere stata vittima di una assurda faida in nome di niente che «può chiamarsi soltanto assassinio».

Santa Rabbini

Nata a Cantiano il 10 luglio 1924, morì a Cantiano il 31 luglio 1944. Figlia di Domenico Rabbini, abitava in località San Polo, nel podere che divenne la sede del movimento partigiano. La famiglia Rabbini ospitò per otto mesi tre partigiani slavi, Vinko Kožuh, Franjo Šimac, Drago Gorenc, che loro chiamavano Vincenzo, Francesco e Carlo; c’è una loro foto con Santina e la sorella Maria, scattata a San Polo nel dicembre 1943. Santina rimase accidentalmente ferita a una spalla mentre un partigiano, probabilmente Giannetto Dini, ripuliva la sua pistola nella loro abitazione di San Polo e fu clandestinamente curata da Lisetta Bei, ostetrica e sorella di Adele. È stata una giovanissima staffetta della 5° Brigata Garibaldi Pesaro, che ha tenuto collegamenti tra Cantiano e la frazione di Vilano, dove il 25 marzo 1944 si svolse lo scontro armato dei partigiani contro fascisti e tedeschi. Corrado Isotti di Fano, commissario politico del distaccamento “Gramsci”, ha ricordato che Santina gli salvò la vita durante il rastrellamento del 17 maggio 1944: “Come potrò mai dimenticare la giovane Santina, che mi ha salvato la vita nel frangente in cui furono catturati, e subito fucilati, Francesco Tumiati e un partigiano slavo?”. La mattina in cui iniziò il rastrellamento, Isotti si era fermato a dormire in casa Rabbini, Santina si accorse dell’arrivo dei militi e avvisò tempestivamente Isotti, che riuscì a saltare dalla finestra e a scappare nella macchia. Il 31 luglio 1944, quando i tedeschi erano già in ritirata, Cantiano viene bombardata. Santina si trovava in paese e insieme alla zia Erminia cercò di raggiungere il rifugio nel palazzo comunale, ma una granata cadde proprio davanti a loro, in via Allegrini, provocando subito dei morti: il partigiano Luigi Tarquini e la fidanzata Nazzarena Vitali, Rosa Capponi, mentre un ragazzo di tredici anni rimane sepolto sotto le macerie. Fra essi anche Santina.

Rosa Piselli Tomasetti vedova Vergari

Nata a Sassofeltrio il 5 luglio 1892, aveva sposato Nazzareno Vergari e risiedeva ad Urbania. Casalinga, venne arrestata nell’agosto 1944 con le figlie Maria e Palma, con l’accusa di prestare cure da infermiera ai partigiani. Trasferita nel carcere di Forlì, il 5.9.1944 viene fucilata nell’area dell’aeroporto di Forlì sull’orlo delle buche provocate dai bombardamenti.

Maria Vergari

Nata a Peglio il 15 settembre 1910, figlia di Rosa Tomasetti, nubile, casalinga. Emigrata per lavoro a Firenze il 7 agosto 1936, con la guerra era rientrata a Urbania il 4 giugno 1943. Arrestata assieme a sua madre nell’agosto 1944. Fu fucilata dalle SS all’aeroporto di Forlì il 5 settembre 1944.

 Palma Vergari

Nata a Urbania il 14 gennaio 1915, figlia di Rosa Tomasetti, nubile, casalinga. Emigrata per lavoro a Prato il 29 ottobre 1936, rientrata a Urbania il 28 maggio 1943. Arrestata nell’agosto 1944; collaborava con la madre e la sorella a nascondere e curare partigiani feriti nella zona di Urbania. Fucilata dalle SS all’aeroporto di Forlì il 5 settembre 1944.

Frulla Rosina

Rosina Frulla

 

 

Terradura Valkiria

Valkiria Terradura

 

Bibliografia

M.G. Battistoni, A.P. Mariotti,  Leda. La memoria che resta, Fano, Anpi, 2015

A. Narduzzi, La Resistenza nel Montefeltro e il distaccamento autonomo Montefeltro. V Brigata Garibaldi-Pesaro, Macerata Feltria, Comune di Macerata Feltria – Comunità montana del Montefeltro – ANPI, 2014

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http://www.straginazifasciste.it

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